
LONGEVITÀ
Una teoria in cammino
Ho settantasette anni. Pratico ancora un Tai Chi che considero valido, i Bastoni con la stessa precisione di sempre. Non lo scrivo per vantarmene, ma perché è il punto di partenza onesto di questa pagina: non parlo di longevità per sentito dire. È una ricerca che ho vissuto nel corpo, giorno dopo giorno, per una vita intera.
Da questa esperienza, e dal dialogo con chi oggi studia scientificamente l’invecchiamento — da Antonio Damasio, che ha mostrato quanto il Sé nasca nel corpo prima che nella mente, a David Sinclair, che ha rovesciato l’idea che l’invecchiamento sia un destino immutabile, fino a molti altri contributi che convergono nella stessa direzione — è nata un’ipotesi che propongo con la cautela che merita, ma anche con la fiducia che i suoi argomenti meritano di essere ascoltati.
La mia ipotesi: una rete che lega vestibolo, cervelletto e ippocampo — le strutture che nell’evoluzione hanno costruito il primo Sé corporeo, quello dell’equilibrio, dell’orientamento nello spazio e della sua memoria— non smette di lavorare quando cresciamo. Continua per tutta la vita a sostenere autonomia, apprendimento, memoria, e la capacità di restare parte attiva del mondo. È la stessa rete, credo, su cui si può intervenire attivamente per rallentare il declino che chiamiamo vecchiaia — non con un farmaco, ma con un uso costante e mirato del corpo.
Non è una teoria conclusa. È un’ipotesi che ho costruito con lo stesso metodo con cui ho costruito tutto il resto della mia ricerca: integrare quello che il corpo sa da sempre con quello che la scienza sta iniziando a confermare.
Chi vuole leggere questa ipotesi sviluppata nel dettaglio, con i suoi riferimenti scientifici, può leggere [La Relazione Generativa →].
Chi vuole viverla nel corpo, non solo leggerla, trova i corsi che ne nascono nella pagina [Corsi →].